Esperienze di viaggio

Lentamente Intonro al Mondo •

  • 18/11/2017

Giulia e Stefano: “Abbiamo mollato tutto e ci siamo presi un anno per scoprire il mondo” 

Gran parte delle storie del tipo “mollo tutto e parto” riguardano viaggiatori stranieri, ma anche in Italia c’è chi ha preso una decisione simile. È questo il caso di Giulia e Stefano, una coppia italiana che lo scorso agosto ha deciso di iniziare un giro del mondo lungo esattamente un anno. Il loro è un viaggio lento, per assaporare tutti i sapori della vita e godersi al massimo la bellezza del mondo. Una parentesi di meraviglia di 365 giorni.

Ciao Stefano e Giulia. Prima di parlare del vostro viaggio lungo ormai più di 9 mesi, partiamo dall’inizio: raccontateci qualcosa su di voi,

Siamo Giulia e Stefano, due ragazzi italiani di 29 e 32 anni, nati e cresciuti nella provincia Granda, vicino Cuneo, in due piccoli comuni ai piedi delle valli Maira e Varaita. Ci siamo conosciuti tre anni fa, e diciamo che è stato quasi un amore a prima vista! Da quell’inizio, ci sono voluti 7 mesi soltanto per prendere casa e da allora, beh… diciamo che abbiamo speso gran parte del nostro tempo insieme. Non solo brevi week-end in giro per l’Italia e nella vicina Francia, ma anche esperienze che ricoprivano semplicemente l’arco delle 24 ore: camminate in montagna al chiaro di luna piena, arrampicata, canyoning (o torrentismo) e snowboard.

Fin qui la vostra storia sembra simile a quella di molte altre coppie che appassionate di viaggi. Però voi siete on the road da quasi un anno, cosa è successo alle vostre vite?

Giulia: Durante la prima estate, nel mese di agosto 2014, Stefano mi convinse a partire per un viaggio di tre settimane in India. Io ero da sempre abituata a un genere di vacanze completamente differente: mare, relax, abbronzatura, comodità… l’idea di Stefano mi spaventava molto, ma nonostante tutto, accettai la proposta. Partimmo con un gruppo di “Avventure nel mondo”, poiché l’idea di essere con altre persone mi tranquillizzava. Un viaggio che ci ha cambiati dentro, ma che ci ha anche convinti a fare da soli. L’anno successivo abbiamo infatti preso un volo per la Thailandia e, senza prenotare nulla, ci siamo diretti verso nord; dopodiché siamo entrati in Laos, un paese con zone ancora piuttosto sconosciute e, infine, in Cambogia.

Siamo tornati in Italia con una fantastica esperienza di 31 giorni, ricca di emozioni e di incontri. Ma non era abbastanza.

Già dopo l’India sentivamo un forte richiamo: il richiamo del viaggio e dell’avventura. Entrambi eravamo sempre meno entusiasti di vivere una vita frenetica “all’occidentale” e volevamo “rallentare”… da qui il nome “Lenta-Mente” del nostro blog. Rallentare il nostro ritmo di vita e la nostra mente per riconsiderare, scoprire, assaporare e gustare con calma… il tempo, i luoghi e le persone. Volevamo dedicarci a qualcosa che, forse, non avevamo fatto prima di allora.

Quindi avete mollato tutto per viaggiare. Cosa ha rappresentato per voi questa scelta?

Giulia: “Io non avevo mai affrontato viaggi simili, per me è stata una gran scoperta. Ero impaurita e invece mi sono ritrovata in uno stato di grande benessere e pace tra colori, odori e sapori dell’India. Prima di quel viaggio, mi piaceva molto il fatto di “andare a mille”, di avere sempre un sacco di cose da fare… lavoro, casa, sport, uscire con gli amici: la mia quotidianità rifletteva molto gli ultimi anni della mia vita. Liceo, università e contemporaneamente vari lavoretti, poi subito il lavoro “vero”, il lavoro della vita… Potessi tornare indietro, mi concederei almeno un anno di Erasmus! Anche se la macchina del tempo ancora non è stata inventata, ho un lavoro che mi permette di richiedere l’aspettativa. Quindi sì, ho messo in “stand by” la professione e la mia carriera per dedicarmi al viaggio.

Non sto scappando da nulla, ma ammetto che questa scelta di vita, ad oggi, mi sta aiutando anche a crescere, a stare meglio con me stessa e a riconsiderare “da lontano”, e quindi con maggiore chiarezza, alcune situazioni che, per forza di cose, sono rimaste in Italia”.

Stefano: “Per me, invece, è stata la realizzazione di un sogno che non avevo ancora avuto il coraggio di realizzare. Me lo predisse incredibilmente Chem, un Sufi turco, in un cafè nel cuore di Istanbul. Il maestro capovolse la tazza contenente i residui del caffè turco che avevo appena bevuto e, interpretando le tracce lasciate dalla bevanda sul fondo e su un piattino, mi disse che avrei affrontato un viaggio più lungo di una vacanza. Non dovevo preoccuparmi del come, quando e perché, tutto sarebbe accaduto in un futuro non troppo lontano. Io affermai che ero già stato via per un lungo periodo, ma lui rispose che si trattava di altro, di un’altra esperienza. Era il 2012.

Ho sempre amato viaggiare e l’ho fatto fin da quando ho potuto; già nel 2010 ero stato 7 mesi in Australia per un’esperienza di vacanza/lavoro, che mi ha permesso di attraversare in lungo e in largo la “terra dei canguri.

Così ho semplicemente lasciato il mio impiego dopo 9 anni, perché ero stufo di spendere il tempo seduto ad una scrivania, pigiando la tastiera di un computer. Sprecavo la maggior parte del mio stipendio comprando cose pressoché inutili, e più guadagnavo, più spendevo! Di fatto ho cambiato il mio pensiero: meno soldi e più tempo libero mi avrebbero fatto stare meglio e aiutato a rivalutare le cose veramente importanti. Non una felpa o una macchina nuova, ma l’investimento in un viaggio, questo sì avrebbe migliorato la qualità della mia vita. Nove mesi fa siamo partiti insieme, ed è stata la decisione migliore che potessimo prendere”.

Siete partiti dall’Italia verso l’estremo Oriente, passando dall’Europa dell’Est e percorrendo la Russia con la leggendaria Transiberiana. Oggi siete in Vietnam. Cosa vi ha trasmesso, finora, questo viaggio?

Un anno fa non sapevamo quando avremmo visto Praga, né se l’avremmo vista insieme; non credevamo che alloggiare a casa di una sconosciuta, nel centro di Varsavia, fosse tanto facile, almeno quanto partecipare ad un concerto nella sinagoga della stessa capitale polacca. Non avremmo scommesso sul fascino del cielo grigio e nuvoloso della baltica Riga, né sul fatto che avremmo cucinato penne panna e salmone nella cucina di un ostello, nel cuore di San Pietroburgo.

Non pensavamo che anche i russi giocassero a “UNO” sulla Transiberiana e che, su quello stesso treno, si potesse sopravvivere per cinque giorni consecutivi, giusto il tempo di raggiungere il lato opposto del continente sovietico. Non credevamo che, sotto mentite spoglie, si potessero incontrare affascinanti promesse della musica nella metropolitana di Mosca, né che a fine settembre ci si potesse immergere nelle acque siberiane del lago Bajkal, le stesse che poi si nascondono sotto strati di ghiaccio di lì a pochi mesi.

E poi la cavalcata sulle renne per raggiungere le alte vette mongole, senza possibilità alcuna di entrare in contatto con una vera toilette per 15 giorni; l’incontro con i primi italiani, inerpicati come noi sulla Muraglia Cinese e l’amore per il cibo del Celeste Impero.

C’è stata la rabbia per la corruzione al confine tra Tibet e Nepal, che ha interrotto il nostro sogno “senza aerei”: la stessa rabbia che ci ha fatto cambiare itinerario e scoprire la bellezza naturalistica della Montagna Gialla. Solo oggi capiamo quanto sia importante fare dei piani… per il piacere di poterli modificare o stravolgere completamente.

Il viaggio ci ha condotti fino alle alte vette himalayane, dove quasi due anni fa il terremoto, tra le tante vite, portò via quella di un celebre alpinista italiano. Non credevamo che il ritorno in India, nelle caotiche e povere strade di Gorakpur, ci potesse ancora sorprendere. Ad agosto 2016, ancora non sapevamo che il regalo di Natale più bello sarebbe stato l’arrivo di un famigliare, direttamente dall’Italia.

Non sapevamo che qualcuno avrebbe rubato una delle nostre macchine fotografiche, ma che avremmo comunque scattato tantissime foto con gli indiani, neanche fossimo delle celebrità. Nessuno ci aveva detto che avremmo parlato italiano a Mumbai, con un indiano, e che le scimmie, in alcuni siti particolarmente affollati, potessero rubare biscotti e bibite ai turisti.

Pensavamo che avremmo offerto il nostro aiuto volontario in una delle tante Case di Madre Teresa e invece lo abbiamo fatto in alcuni ashram, nel sud dell’India. Oltre ai tantissimi siti culturalmente interessanti, più di tutto abbiamo amato l’incontro con le persone e l’accoglienza ricevuta, in tutti i Paesi attraversati.

Ci siamo trovati a riflettere spesso su questo aspetto. Avremmo accolto noi, nello stesso modo in cui siamo stati accolti? Forse no. Almeno prima. È questo il potere del viaggio.

C’è un paese o una popolazione che vi ha colpiti particolarmente?

Lo Sri Lanka è il Paese dove l’accoglienza ha raggiunto il livello massimo. Qui, girando per l’isola con un minivan dotato di materasso e di un’enorme zanzariera, abbiamo sostato nei cortili di guesthouse e abitazioni private di persone che ci pregavano di usufruire del loro terreno, poiché più sicuro della strada. Siamo entrati in casa di sconosciuti per chiedere di fare una doccia e ci è stata pure offerta una tazza di tè. Una famiglia ha cucinato per noi una tipica e abbondante cena, senza chiederci alcunché in cambio. Questo per noi è stato straordinario.

Per quanto volete restare in viaggio?

Recentemente abbiamo ripensato a come ci sentivamo poco dopo essere partiti e ci siamo resi conto che il tempo vola davvero. Altrettanto rapidamente si muovono emozioni, pensieri e parole. Mesi addietro eravamo un pochino spaventati dalla partenza, ora è il ritorno a farci paura. Il nostro viaggio è “a scadenza”, da agosto ad agosto. Ma forse un anno non è abbastanza per riempire il cuore e gli occhi di tutti i colori e gli odori del mondo… Quindi vedremo giorno per giorno cosa ci riserverà il futuro!

 

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